Malum granatum
2019, videoinstallazione, 3'25";
stampe fotografiche.
'In ebraico, il melograno (rimon) evoca l’elevazione (ram), ma anche il prelievo (térouma). È un simbolo di produttività, ed anche dell’unità del popolo, poiché i grani sono stretti tra loro. La pianta richiede pochissima acqua e cresce su ogni tipo di terreno, quasi a costituire una specie di miracolo e di dono della natura in terre aride e brulle. Lo stesso frutto, con i suoi chicchi dolci e succulenti, sembra di per sé incarnare l’emblema della prosperità: non per niente divenne simbolo di ricchezza e fertilità.
Nella mistica cristiana, San Giovanni della Croce considera i semi di melograno simbolo delle perfezioni divine nei loro innumerevoli effetti; a cui aggiunge la rotondità del frutto, espressione dell’eternità divina e il succo, il godimento dell’anima che ama e conosce. Secondo la simbologia cristiana e cattolica il melograno rappresenta l’energia vitale, espressione dell’esuberanza della vita, e significa fecondità, abbondanza, amore ardente, carità, umiltà, unione di tutti i figli della Chiesa.'
La videoinstallazione nasce da una performance e ruota attorno alla grande simbologia della melograna. Il frutto della Grande Madre diventa il soggetto principale del lavoro, un lavoro che necessita però anche della figura umana. In questo caso la figura umana, in maniera rituale, apre, sgrana e si nutre di questo frutto sacro, attuando una vera trasformazione. L'azione lenta e scomposta mira a lasciare in sospeso per poi rendere più intenso l'atto del rito, un rito che ci riporta a rivivere un'esperienza primitiva, in cui il rosso della melagrana che cola sul corpo e la foga nel mangiare il frutto diventano elementi arcaici molto forti.

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