Immersion


2021, curated by Cristina Costanzo, Eglise, Palermo.
libro d’artista, stampa laser su carta Fedrigoni Golden Star K, 16x24 cm.


 
Nel libro di Noemi Mirata convergono in forme nuove e con esiti particolarmente originali i principali filoni di ricerca dell’artista. L’autrice trae ispirazione dalla complessità del topos della Valle del Belìce e si concentra sull’ecologia dei luoghi applicando la tesi di James Lovelock secondo cui la Terra è un unico organismo vivente.
Nell’immaginario comune, e ancor di più nella visione di Noemi Mirata, la forma libro non si limita a stimolare una riflessione nel fruitore ma lo invita all’azione, a sfogliarne le pagine, in prima istanza, e a specchiarsi sulla loro superficie, in seconda battuta. Questo approccio, mai scontato e privo di mediazioni, è affidato alle scelte stilistiche che l’artista inserisce nell’oggetto libro come tracce del proprio percorso di ricerca. La componente verbale è così uno storytelling autobiografico che funge da voce narrante e accompagna le immagini con forte allusività al titolo - Immersion - mentre il ricorso a carte specchianti, in cui si riflette un’immagine sempre diversa conferisce una dimensione intimista tanto al libro quanto al poster in tiratura limitata che esso contiene.
In sintonia con la propria indagine votata ai temi della germinazione e della resilienza, Noemi Mirata si focalizza sulla flora e il paesaggio della riserva del Belìce, dove individua i soggetti fondamentali della propria opera: il fiume che scorre nella riserva e la pianta bulbosa nota come giglio di mare, cara anche a Mario Schifano che la omaggia nel suo ciclo pittorico per Gibellina. Questi due elementi si rivelano particolarmente pregnanti sia per il loro valore intrinseco sia per il significato simbolico del loro connubio, da cui scaturisce la matrice immersiva dell’opera stessa. Il giglio di mare (dal greco: “tutto forza”) è riconducibile a una ben nota e antica iconografia di purezza e innocenza ma nella Valle del Belìce esso si caratterizza invece per la propria tossicità, elemento peculiare che consente alla nostra preziosa pianta di resistere all’alta salinità del territorio.
Questo viaggio alla ricerca dell’empatia tra la natura e l’individuo viene scandito da tappe sensoriali fortemente suggestive che vivono della reciprocità tra opera e fruitore grazie agli accostamenti specchio/ autobiografia, pagine bianche satinate/acqua, verde acido/microalghe, carte traslucide/fiume.
Infine, espressione di questa simbiosi come forma di adattamento della natura al degrado e ai cambiamenti catastrofici è la composizione data dall’immissione grafica di due piante di giglio di mare all’interno della chiesa di Sant’Antonio di Poggioreale, che così si emancipa dalle proprie macerie imponendosi come incubatrice di vita nuova. La Natura - scrive l’artista - si fonde con il sacro, divenendo essa stessa elemento sacro per eccellenza. Dalle profondità si risale ritornando al fango, attraversando le alghe e riemergendo dall’acqua.

                                                                                   Cristina Costanzo

 
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